Il piano editoriale sta morendo? - Growell
16869
post-template-default,single,single-post,postid-16869,single-format-standard,ajax_fade,page_not_loaded,,qode-theme-ver-9.5,wpb-js-composer js-comp-ver-4.12,vc_responsive

Il piano editoriale sta morendo?

Il piano editoriale sta morendo?

Ormai ci siamo abituati alla velocità di Internet e quindi noi professionisti della Web Communication non smettiamo mai di rincorrere nuove soluzioni e formulare nuove ipotesi, per assicurare ai nostri clienti il servizio migliore possibile.

In questi giorni abbiamo avuto modo di concentrarci sullo studio degli andamenti di alcune pagine Facebook e ci siamo accorti che in molti casi si comincia ad abbandonare l’idea di piano editoriale, preferendo una comunicazione sempre più fulminea che nasce e si esprime nell’arco di pochissimo tempo. Forse questo è il modo reale per rimanere sempre sul pezzo e non farsi sfuggire niente, cosa che ormai risulta obbligatoria in una piattaforma che sta man mano riducendo a zero la portata organica (quella gratuita) dei post delle pagine.

Finché c’è contenuto c’è vita!

Il punto della questione è che il contenuto sembra essere l’unica chiave possibile per guadagnare una visibilità utile, ma è sempre stato così solo che probabilmente si è alzato il livello di qualità richiesto. A questo punto potrebbe essere utile imparare a lavorare su due livelli e con una certa flessibilità. Forse è prematuro fare il funerale al all’amato piano editoriale, poiché ci fa sentire più sicuri nella gestione di un cliente e soprattutto ci mette al riparo da quel pesantissimo horror vacui creativo che potrebbe cogliere qualsiasi copy da un momento all’altro.

Meno post più qualità

Ma cosa significa lavorare su due livelli? Prima di tutto significa stilare un piano editoriale che abbia alcune caratteristiche specifiche e imprescindibili, ma che allo stesso tempo goda di una malleabilità importante, così che possa essere una struttura solida alla quale appoggiarci e allo stesso tempo un involucro protettivo in grado di plasmarsi sulla base di eventuali improvvise esigenze. Ciò si concretizza in una comunicazione pulita e non assillante, che preveda due o al massimo tre post a settimana (abbandonate l’idea di pubblicare tutti i giorni o, peggio ancora, più volte al giorno). Scegliere quindi un argomento a settimana, massimo due, che si possano sviluppare e che possano creare un interesse. Se non create interesse non darete mai un motivo alle persone di concedervi il proprio tempo; la gente non sta su Facebook per annoiarsi e nemmeno per guardare la pubblicità. Fate in modo che questi argomenti possano concretamente lasciare qualcosa al lettore, stimolatelo a condividere ciò che gli lasciate con i suoi amici, che sia una conoscenza acquisita oppure una risata. Date qualcosa, lasciate un dono in cambio dell’attenzione che vi si concede.

Top trend sempre al top

Quello appena affermato tuttavia non deve in alcun modo distrarvi dal fatto che comunque Facebook segue la cronaca ed è fatto di argomenti top trend, che vanno assolutamente sfruttati e cavalcati, quindi siate sempre prontissimi a togliere un post dal vostro piano editoriale prefissato per lasciare il posto a una notizia. Scegliete voi se volete commentare o se volete fare dell’ironia, in base al fatto di cronaca o all’evento top trend, ma non perdete il battito e commentatelo lasciandovi coinvolgere e coinvolgendo a vostra volta.

Il piano editoriale è quindi da considerarsi sulla via del tramonto?

Forse, ma dobbiamo ancora aggrapparci a lui finché respira. Le cose si complicheranno moltissimo quando su Facebook la portata organica sarà definitivamente ridotta allo zero vero e proprio, e la notizia fresca di battuta sarà l’unico modo per farsi spazio nella giungla del social. Nel mentre iniziamo a prepararci prendendo confidenza con l’idea che Facebook è un mezzo di comunicazione e che molto spesso la gente lo utilizza anche per tenersi quanto più aggiornata possibile. Iniziamo quindi a cavalcare quest’onda e vediamo dove ci porterà il mare, ma restando sempre all’erta perché ancora tutto può succedere.

Nessun commento

Scrivi un commento