07 Ott Il monolito nero di Stanley Kubrick vive in Growell
In molti ci chiedono di capire il percorso che facciamo quando dobbiamo realizzare un nuovo marchio, da dove partiamo e che ricerche facciamo. La risposta è semplice e complessa allo stesso tempo: partiamo proprio da voi, dai vostri valori, dalla vostra filosofia e dal vostro modo di essere e svisceriamo ognuno di questi punti cercandone la sintesi e tracciandone il profilo attraverso il segno, il carattere e il colore.
Leggendo questo articolo capirete un pezzo del percorso fatto prima di scegliere di citare, all’interno del nostro marchio, un simbolo universalmente conosciuto come il monolito nero.
Il simbolo della conoscenza
Concepito come presenza aliena all’interno del capolavoro di Kubrick “2001: Odissea nello spazio”, il monolito nero, che accompagna l’uomo lungo la storia della sua evoluzione, è un simbolo su cui possono essere proiettate diverse interpretazioni, tutte legate all’origine della conoscenza e ai suoi limiti. Infatti, quasi come se fosse impossibile rappresentare in maniera logica ciò che dà inizio all’intelligenza dell’uomo (proprio perché prima e dopo di essa si fissano i limiti dell’indagine razionale), Kubrick sceglie la via simbolica, la fantasia dell’inconscio che rimanda alla trascendenza e va oltre lo spazio e il tempo, coordinate fondamentali del nostro agire cosciente.
Nel film il monolito viaggia con l’uomo, lo accompagna ai confini dell’universo che coincidono fatalmente con i confini della sua mente, e fa viaggiare lo spettatore con le possibilità che ha il cinema di rappresentare l’irrappresentabile. Ciò che ha dato inizio alla conoscenza, infatti, è inconoscibile per definizione, e solo la rappresentazione irrazionale che coinvolge l’emotività dello spettatore può di fatto risolvere il problema.
Il monolito come Mac Guffin?
Il monolito ricorda un espediente cinematografico utilizzato e inventato da Hitchcock, denominato Mac Guffin. Nei film del grande regista inglese il Mac Guffin è spesso rappresentato come documento segreto o discorso criptato che ha importanza solo per i personaggi del film, ma la cui spiegazione non è mai fornita allo spettatore. È spesso presente in film di spionaggio, può essere un messaggio segreto che non viene mai svelato, poiché in realtà non è niente.
Possiamo immaginare il monolito come una sorta di Mac Guffin hitchcockiano, ma al contrario di questo ha una forte valenza simbolica e trascendente, e intrattiene con lo spettatore un rapporto di tipo “emotivo”. Per tutto il film, infatti, l’interesse dello spettatore è spesso dirottato verso il monolito nell’attesa che sia spiegato il suo significato. Naturalmente tale attesa è delusa perché il messaggio non viene decriptato, ma nello stesso tempo se la spiegazione non passa per via logica (cioè se lo spettatore non la comprende coscientemente) lo fa per via emotiva, e va a toccare l’ambito del sacro e del misterioso in se stesso grazie a una potenza simbolica che rimanda all’inconscio.
Come nel caso di parecchi altri film di Kubrick, l’utilizzo della musica in determinate scene ne sottolinea il significato dando una valenza emotiva e culturale all’immagine che lo spettatore si trova davanti. Il significato trascendente del monolite è infatti rafforzato dalle musiche di Ligeti: un senso di turbamento, a tratti di vera e propria angoscia, viene percepito dallo spettatore, perché lo porta inevitabilmente ai confini della morte (laddove il Mac Guffin non può essere spiegato per via razionale) e oltre la morte (laddove il significato del Mac Guffin si dispiega per via emotiva e inconscia).
Tra arte e filosofia
Un film di fantascienza come “2001”, che è al tempo stesso un trattato di filosofia e un’opera d’arte, definisce i limiti della filosofia e la possibilità dell’arte di risolvere quegli stessi limiti; quasi come se il sentire fosse a monte del pensare e contemporaneamente lo generasse. Come se l’irrazionale fosse il magma incandescente, generatore della conoscenza.
La conoscenza in un pittogramma
Vi starete chiedendo perché proprio questo simbolo e questo film? Perché un’agenzia di comunicazione e marketing si sente così fortemente ispirata da un autore come Kubrick? La risposta potete trovarla facilmente leggendo l’introduzione nella nostra home page, dove emerge chiaramente la nostra visione strategica, che abbiamo basato proprio sulla conoscenza. Ma prima di leggere guardate semplicemente il pittogramma presente nel nostro logo e vedrete chiaramente la citazione grafica del monolito, un simbolo che rappresenta lo start del sapere, frutto di un genio dell’immagine come Stanley Kubrick. Questo regista ci ha regalato, attraverso la sua opera, un saggio di “estetica trascendentale” tanto cara al filosofo tedesco Immanuel Kant, che molti anni prima ne fece una dottrina per indagare il bello nelle sue diverse nature. Abbiamo osato molto è vero, ma il nome e il logo sono per noi elementi imprescindibili dai quali partire, e per questo non possono essere approssimativi o vuoti di significato.
Cogliete l’attimo: convertitevi al bello
Se siete interessati alle nostre competenze per distinguervi, anche attraverso un nuovo logo e una nuova immagine, non dovete fare altro che vedere quali sono i nostri servizi o contattarci per avere informazioni.
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