16 Gen Mad entertainment: rinasce il cinema d’azione italiano
Una squadra di artisti, animatori, disegnatori, musicisti e produttori sta rivoluzionando il cinema d’animazione italiano. Si tratta del gruppo di collaboratori che ruota intorno alla casa di produzione MAD Entertainment di Napoli. Acronimo di Musica, Animazione, Documentari, MAD si presenta come una factory che raccoglie talentuosi artisti locali per uno scopo ben preciso: produrre cinema d’animazione indipendente. Un collettivo sinergico che è riuscito a portare a compimento due lungometraggi d’animazione nel giro di pochi anni: “L’Arte della Felicità” (2013) e “Gatta Cenerentola” (2017).
L’originalità dello stile e della tecnica, unica nel suo genere, unita a una forte radice identitaria che lega autori, trame e personaggi a un unico luogo, Napoli, ha portato le due opere all’attenzione della critica e del pubblico italiano e continua a raccogliere consensi in tutta Europa. Un successo a cui non siamo più abituati dai tempi di Bruno Bozzetto, quando con la sua semplicità e immediatezza riusciva a dar vita a capolavori come “West and Soda” (1965) o “Allegro non troppo” (1976). Lungometraggi che hanno segnato non solo la storia del cinema d’animazione italiano, ma anche quella mondiale, conquistando la stima dei più importanti registi e animatori statunitensi. Purtroppo, nemmeno un esempio così virtuoso riuscì a convincere il mondo produttivo italiano a investire e a credere nel campo dell’animazione “per adulti” negli anni seguenti. Almeno fino a oggi.

“GATTA CENERENTOLA”: UNA SPLENDIDA CONFERMA
Dopo il successo de “L’Arte della Felicità” diretto da Alessandro Rak, premiato come miglior film d’animazione agli EFA (European Film Awards), “Gatta Cenerentola” conferma la promessa di un cinema d’animazione italiano maturo e continuativo. Uscito in sala il 14 settembre 2017, il secondo lungometraggio della factory è un’opera pienamente collettiva.
Diretto da Alessandro Rak, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri e Dario Sansone, il film si ispira alla favola di Cenerentola, ma non alla ben nota versione di Charles Perrault. Non molti sanno, infatti, che la sua prima trascrizione fu proprio a opera di un napoletano, Giambattista Basile. Risale infatti al 1634, raccolta nel suo “Lu cunto de li cunti”, lo stesso libro a cui recentemente si è ispirato Matteo Garrone per il suo “Il racconto dei racconti” (2015).

Una Cenerentola napoletana, quindi, attualizzata e trasposta in un “retro-futuro” in cui la tecnologia prende il posto della magia e la nave in cui è ambientata si sostituisce alla figura della fata madrina, guidando la protagonista, Mia Basile, nella ricerca della verità sul suo passato. Noir, fantascientifico e a tratti musicale, con la colonna sonora scritta da Luigi Scialdone e Antonio Fresa, “Gatta Cenerentola” non vuole essere definito, ma visto e vissuto.
Accolto con quindici minuti di applausi alla 74a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia nella sezione Orizzonti, è stato successivamente candidato a sette David di Donatello, vincendone due: “Miglior Produttore” a Luciano Stella e Maria Carolina Terzi e “Migliori Effetti Speciali Visivi” alla MAD Entertainment. È stato inoltre selezionato tra i film d’animazione in lizza per gli Oscar, non rientrando però nella cinquina finale.
L’ARTE DI ARRANGIARSI
Innovative scelte creative e produttive, le une strettamente legate alle altre, hanno permesso a un piccolo gruppo di circa venti persone con un budget di appena 1,2 milioni di euro di raggiungere risultati eccellenti, quasi paragonabili ai prodotti delle più rinomate produzioni americane e giapponesi, che possono disporre di ben altre risorse. I limiti di budget si sono trasformati in opportunità e come ha affermato il produttore Luciano Stella: “Forse solo a Napoli lo si poteva fare”.

Nonostante il film presenti un’estetica piuttosto pittorica, quindi apparentemente bidimensionale, gli autori si sono affidati alla computer grafica per realizzarlo, mantenendo però una logica molto artigianale con la tecnica del paint over. Il limitato budget a disposizione e l’esigenza di poter costruire ogni singolo fotogramma seguendo il proprio gusto estetico li hanno quindi condotti ad affidarsi al famoso software open source Blender. Un’operazione mai tentata prima d’ora a questi livelli. Il regista Ivan Cappiello, esperto 3D, ha apportato delle modifiche al software per riuscire a creare quel particolare stile che anima “Gatta Cenerentola”. In questo modo, non solo ha fornito a tutta la squadra di animatori un valido strumento con cui lavorare, ma ha contribuito a sviluppare ulteriormente Blender, la cui versione aggiornata, la 2.77, contiene anche il suo contributo.
La squadra MAD ha dimostrato che si può fare cinema d’animazione low budget di alta qualità ed è pronta a dimostrarlo ancora con il terzo lungometraggio già in cantiere, “A Skeleton Story”.
Scritto da: Diana Calcagni

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