Droodle: l'enigma grafico che diverte e apre la mente - Growell
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Droodle: l’enigma grafico che diverte e apre la mente

Droodle: l’enigma grafico che diverte e apre la mente

Vi domanderanno: “Cosa ci vedi”. Vi chiederete: “Cos’è?”. Lungi dall’essere un classico rebus, il droodle è qualcosa di più rispetto a un’infografica: è un enigma grafico astratto, come ci suggerisce il termine, risultato dell’unione di doodle (scarabocchio) e riddle (indovinello). Appare come un semplice capriccio della fantasia, ma vantando infinite chiavi di lettura diverte grandi e piccini, soddisfa la curiosità e apre la mente.

Occorrente per un droodle: un soggetto, un pizzico di fantasia, delle linee nere q. b.

Procedimento: osservare, rielaborare, infine servire su un quadrato bianco e accompagnare con una battuta sagace e umoristica per suggerire una soluzione.

 

INVENTA TU, CHE INDOVINO IO

La ricetta già nota del Rinascimento italiano, come ci dimostra il droodle di un mendicante cieco dietro un angolo, opera del pittore Agostino Carracci (1557-1602), raggiunge una più ampia diffusione solo a partire dalla seconda metà del secolo scorso, per mano dell’americano Roger Price (1918-1990).

Grazie al successo del suo libro “Droodles” (1953), impazza la droodle mania e da comune forma di intrattenimento su giornali e libri tascabili diventa gioco televisivo (Droodles, NBC, 1954; Mysteriosos – Braingames, HBO, 1983).

 

UN INDOVINELLO DA UNA, NESSUNA E CENTOMILA SOLUZIONI!

Ribattezzati in italiano scarabeschi (da “Il libro degli scarabeschi”, il testo di R. Price tradotto da Anna Silva e Lorenzo Pellizzari, Longanesi & C., Milano 1993), in Francia droudles, in Germania drudeln o fensterrätseln (letteralmente ‘finestra’ e ‘indovinello’) e in Olanda droedels, questi brillanti rompicapi mantengono un valore che trascende lo spazio-tempo. La risoluzione di questi enigmi, infatti, non sarebbe possibile senza un’attitudine innata del cervello umano: la pareidolia (dal greco εἴδωλον èidōlon, ‘immagine’, col prefisso παρά parà , ‘vicino’), ovvero l’illusione subcosciente con cui si associano figure note a forme casuali. Ecco che una nuvola nuota come un pesce, una macchia di ketchup sboccia come un fiore e l’ombra di un ramo graffia come un gatto!

Nel lungo processo evolutivo il mondo che ci circonda, carico di ogni genere di stimoli, ha indotto la mente umana a creare e implementare inconsciamente un archivio dati tale da fornire per ogni domanda una risposta nel più breve tempo possibile. Questa elaborazione “dal basso verso l’alto” (bottom-up processing) con cui raccogliamo informazioni sulla realtà, qualora venga influenzata dalle aspettative personali e socioculturali si inverte andando “dall’alto al basso” (top-down processing). Ed è proprio grazie a questo fenomeno che siamo in grado di far fronte all’apparente mancanza di senso delle linee e delle forme, ingredienti base dei droodles. Assegnando loro delle etichette precompilate, tutto risulterà più familiare e l’enigma sarà risolto.

 

VEDERE PER CREDERE, PERCEPIRE PER CREARE

Percepire, raccogliere, rielaborare, produrre: sono le quattro azioni che regolano il processo creativo. E siccome la percezione è fondamentale, i droodles ci divertono tanto quanto ci aprono la mente. Catturano l’essenziale e rappresentano l’essenza.

 

Perché non osservare con gli occhi di un bambino o ascoltare con le orecchie di un gatto? Fare un passo, due, tre, sempre più giù nel cuore delle cose. Selezionare l’oggetto della percezione e cogliere le linee di una parte (magari la più nascosta) o dell’intero (osservato da un altro punto di vista). Rielaborare il tutto in un “vedo / non vedo” tanto semplice quanto complicato. Infine produrre “una nave che arriva troppo tardi per salvare una strega che affoga” che sembra “una mamma che nutre un cucciolo di piramide” (l’opera di R. Price diventa la copertina dell’album “Ship Arriving Too Late to Save a Drowning Witch” di Frank Zappa, 1982) o “un cappello” che in effetti è “un serpente che ha mangiato un elefante” (disegni dell’aviatore protagonista de “Il Piccolo Principe” di Antoine de Saint-Exupery, 1943) finché magari un droodle… potrebbe essere un logo!

 

TEMPUS FUGIT

Casa, scuola, lavoro, parenti, amici: gli impegni si moltiplicano e il tempo si dimezza. Online? Idem. Quante volte non possiamo dilungarci su un messaggio di testo e finiamo per preferire un emoji, un’immagine veloce e diretta? Troppo spesso il tran tran quotidiano ci allontana dalla nostra dimensione umana. Allora perché non fare una pausa? Basta un droodle, immagine a lento consumo, solletico per la nostra mente, che attende di essere svelato con tutta la pazienza che può avere un tratto di inchiostro su un foglio di carta, e il gioco è fatto!

 

1Comment
  • Arianna
    Inviato alle 11:57h, 21 Maggio Rispondi

    Proprio quello che ci vuole per lasciarsi andare e liberare la Fantasia!!

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