Il passaparola al tempo dei food blogger si chiama buzz marketing - Growell
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Il passaparola al tempo dei food blogger si chiama buzz marketing

Il passaparola al tempo dei food blogger si chiama buzz marketing

Sempre più spesso i nostri clienti ci chiedono una visibilità più diffusa e incisiva sui social media. Ci sono molti modi per assecondare questa esigenza; noi cerchiamo di accompagnare il committente nella direzione più efficace per la sua comunicazione, scegliendo il canale più adatto al suo profilo aziendale e al suo posizionamento in termini di marketing.

In questo articolo abbiamo scelto di parlare dei food blogger considerati i maggiori esponenti, qualche volta inconsapevoli, di un modo di fare marketing non convenzionale incentrato sul passaparola, detto buzz marketing, che nel loro caso si svolge prettamente sul web. Questa pratica naturalmente è utilizzata in molti settori oltre a quello preso in esame del Food & Beverage.

Ma chi è il food blogger?

Non sempre è una persona esperta di food (spesso è solo un appassionato) e non necessariamente lavora per testate importanti. Può essere una persona qualsiasi che è riuscita a convergere su di sé l’attenzione di un bacino di persone che si fidano della sua opinione e che la tengono in considerazione in caso di acquisti. È chiaro che se oltre a scrivere in modo creativo e persuasivo è anche particolarmente competente in materia, l’autorevolezza dei suo contenuti è più solida e diventa più facile il passaggio da blogger a influencer.

Come si svolgono questo tipo di attività?

Quando consigliamo di includere nel marketing mix di un cliente questo tipo di azioni il primo passo da fare, dopo aver definito il budget da stanziare, è quello di scegliere insieme al ristoratore i profili di food blogger in grado di offrire un pubblico che coincida con il target di riferimento dell’attività. Non ha senso, per esempio, invitare food blogger che si rifanno principalmente a un pubblico di mamme se il ristorante in questione non è adatto alle famiglie. Per scegliere un food blogger si verifica il cosiddetto media kit (ossia la sintesi delle informazioni a cui le persone possono attingere per prendere una decisione) non tanto per rilevare la vastità del suo pubblico, quanto per verificare in che misura quest’ultimo sia profilato. Noi di Growell siamo convinti che è meglio un bacino di follower ristretto ma attento, piuttosto che numeri alti sulla carta ma nessun riscontro reale, dove i seguaci non sono minimamente interessati alle attività dell’influencer che seguono. Una volta fatte queste analisi preliminari si passa alla scelta dei canali più idonei, così da procedere nella progettazione della serata, che diventa un vero e proprio evento social. Vengono infatti fatte dirette Facebook all’interno del locale, Instagram Stories e molte altre attività. Ma soprattutto viene fotografato sia il ristorante, sia il cibo e le foto scattate verranno mostrate a un certo numero di persone profilate e interessate, dando un’immagine dell’attività non istituzionale e in una modalità non convenzionale. Ciò significa solo una cosa: raggiungere nuovi potenziali clienti; clienti che sono sempre connessi e affamati di novità e non solo di cibo, tanto per rimanere in tema.

Servizi più elaborati (come la stesura di un blog post promozionale, la pubblicazione di una gallery con delle fotografie su richiesta ecc.) vengono decisi in un incontro preliminare tra l’agenzia e il cliente, e concordati prima dell’evento con i food blogger prescelti. Ogni influencer, infatti, possiede delle peculiarità diverse ed è bene valutare quale dei loro prodotti sia più efficace per la presenza online del nostro cliente.

Case history?

Abbiamo organizzato questo tipo di evento per un nostro cliente, Amelia Bistrot, al quale hanno partecipato diversi food blogger scelti con cura. Abbiamo volontariamente scelto uno stile leggero e brillante, poiché questo genere di comunicazione si sposa perfettamente con il locale in questione: un bistrot intimo, ma non esageratamente formale. Il menù è il protagonista di questo ambiente, dove l’arredamento è semplice ed essenziale, progettato affinché al centro rimanga il cibo. I prescelti sono stati: Marika di “Breakfast and Coffee”, Meggy di “Impossibile fermare i battiti”, Strefania di “Un metro quadro di cucina”, Chantal e Francesco di “Aristogracchi”, Edoardo e Ludovica di “La Capocciara”, Claudia Ottiaviani e naturalmente io e il mio compagno di “Qui la gatta ci cova”. Ognuno di loro, noi compresi, ha scelto come comunicare la serata poiché dal proprietario non sono arrivate richieste specifiche: così abbiamo pensato che la cosa migliore e la più immediata, soprattutto in base al nostro bacino di follower, era comunicare tutto in diretta tramite le Instagram Stories. Abbiamo anche fatto moltissime foto che sono state poi pubblicate nei nostri profili social, legate ovviamente sia al nome del locale sia alla posizione esatta. Già da questi primi istanti abbiamo iniziato ad avere feedback positivi, poiché molti dei nostri seguaci dichiaravano di attendere un resoconto più dettagliato del posto per poterlo visitare in seguito.

Se vuoi provare nel tuo locale questo nuovo tipo di attività optando per un passaparola digitale, se vuoi vivere l’esperienza di una social dinner organizzata da Growell contattaci! Sceglieremo insieme i food blogger adatti a te e alle tue esigenze, e diffonderemo in Rete il tuo valore.

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